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milanoMOSTRE Gianni Pre L'atmosfera nella quale ci cala Silvia Majocchi, proposta dalla galleria Art Space, in dicembre 1996, è di evidente radice metafisica. Padrona di una apprezzabile tecnica esecutiva - segno nervoso, colore crudo e disteso a campiture volutamente fredde, senza effetti semitonali -, é soprattutto nei soggetti che risulta affascinante e connotativa. I personaggi delle sue quinte sono l'uomo e la donna, giostrati in scena sempre con un filo di garbata ironia. La donna, dotata di impercettibili corna, ha qualcosa della diavolessa, che irretisce l'uomo con una vasta gamma di maliziose malie, dal sapore larvatamente erotico. E' un sottile teatro della crudeltà, che sembra emergere da questi suoi oli sospesi in uno spazio-tempo tutto quanto mentale, come rievocato attraverso il filtro di una memoria ambiguamente spiazzante. E succede che la femmina ammicchi un voluttuoso abbandono, per darsi al maschio simile ad una metaforica pietanza; ma negli scomparti della recita può accadere che l'esponente del sesso forte rimanga intrappolato - lui questa volta preda, come un animale alla tagliola -, per diventare ludico oggetto sessuale a disposizione delle voglie femminili. Si possono cogliere, in questi recitativi surreali, persino atti di odio-amore, con il maschietto che accenna ad una dicotomica carezza-strangolamento, con lo sguardo puntato verso una sorta di ossessivo chiodo fisso emergente dal passato... Il tarlo della gelosia per un tradimento reale o presunto? La pittura di Silvia Majocchi si staglia, dunque, in una dimensione peculiarmente esistenziale, ma per l'uso di un'arguzia ironica poeticamente realizzata, riesce a darci taluni spunti psicanalitici interessanti, dove l'eterna antinomia odio-amore ancora ci racconta dei travagliati rapporti di coppia. milanoMOSTRE Gianni Pre The Silvia Majocchi exhibition, at the Art Space gallery in December, 1996, is steeped in an atmosphere that is clearly rooted in metaphysics. The artist has mastered a considerable technique - nervous sign, raw color, applied with in a deliberately cold manner, without semi-tonal effects - with subjects that emerge as fascinating and suggestive. The characters of her settings are man and woman, jousting on stage, always with an edge of courteous irony. The woman, endowed with imperceptible horns, exudes something of the she-devil, who lures the man with a vast range of malicious spells, clandestinely erotic in tone. A subtle theater of cruelty seems to emerge from these oil paintings of hers, suspended in an utterly cerebral space-time, as if evoked through the filter of an ambiguously dislocating memory. The female hints at a voluptuous abandon, presenting herself to the male as if on a metaphorical platter; but in the divisions of the spectacle, the exponent of the stronger sex can end up being trapped - turned into prey, like an animal ensnared - to become a sexual object of play, at the disposal of feminine desires. These surreal vignettes can also seem to contain acts of love-hatred, with a little male figure hinting at a caress-strangulation dichotomy, his glance directed toward a sort of obsessive idée fixe emerging from the past... The pang of jealousy for an actual or presumed betrayal? Thus Silvia Majocchi’s painting stands out within a peculiarly existential dimension, but her use of ironic wit, poetically realized, succeeds in giving us certain interesting psychoanalytic cues, where the eternal love-hate antinomy still tells us of couples’ troubled relationships. back |